condanna mancato controllo segnaletica

Condanna del Responsabile dei Servizi Viabilità e Traffico per mancato controllo della segnaletica stradale.

La sentenza n. 20110 del 29 marzo 2018, della 4^ Sezione Penale della Corte di Cassazione ha condannato il Comandante della Polizia Locale di uno dei tanti Comuni d’Italia, quale responsabile dei Servizi di “Viabilità e Traffico” con poteri di emettere Ordinanze in materia di circolazione stradale.

La sentenza dovrebbe far riflettere TUTTI i funzionari delle Amministrazioni Pubbliche e richiamare la loro attenzione sulle responsabilità che gli competono.

(foto: ottopagine.it)

IL FATTO

Oggetto della sentenza della Suprema Corte, vede un ragazzo alla guida di una Fiat, munito di foglio rosa, con accanto la madre e sul sedile posteriore la sorella, che nel tardo pomeriggio di un dicembre percorreva la strada statale chiusa al traffico alla velocità stimata di circa 70 chilometri orari ed a luci spente. Sul lato sinistro della strada scorreva un torrente su un piano inferiore a quello stradale, delimitato da un muro di contenimento del corpo stradale in cemento armato, che in occasione di piogge alluvionali era franato, unitamente ad una parte del piano stradale, per una lunghezza di circa 60 metri. Precedentemente ai fatti, in seguito alla riunione del coordinamento della Protezione Civile, era stata emanata dal Comandante della Polizia Municipale un’ordinanza di chiusura della strada, realizzata tuttavia in modo approssimativo. Ragion per cui, a detta del conducente dell’autovettura pur avendo superato un primo cartello recante un divieto di accesso, ubicato poco prima del luogo in cui aveva inizio la frana, era poi andato ad impattare contro le transenne amovibili poste a chiusura della strada, ma posizionate in modo da lasciare un varco a destra di circa due metri, ed aveva quindi sbandato deviando a sinistra, per finire la propria corsa nel torrente. L’impatto contro i lastroni di cemento aveva cagionato il decesso del conducente e delle trasportate.

CONCLUSIONE

Al Comandante della Polizia Locale veniva addebitata la circostanza di non avere curato che la chiusura della strada avvenisse con le modalità prescritte per i cantieri stradali, con transennature fisse e con idonei cartelli di segnalazione luminosa, anche notturna, più precisamente, all’imputato si contestava la violazione dell’art. 5, comma 3, d. lgs. 30 aprile 1992, n.285 e del punto n. 3 del Disciplinare tecnico relativo approvato con d.m. 10 luglio 2002 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in quanto, dopo aver emesso l’ordinanza con la quale aveva disposto la chiusura al transito della via su cui poi si è verificato il fatto omettendo, nella circostanza, di dare corretta esecuzione e di vigilare sulla corretta esecuzione di detta ordinanza, non assicurando che la chiusura avvenisse con le modalità previste per i cantieri stradali.

Considerazioni giurisprudenziali della condanna

Il costrutto motivazionale della sentenza impugnata si fonda sui seguenti assunti:

a) l’apposizione di un segnale di divieto di accesso agevolmente eludibile è segnaletica inadeguata a porre l’automobilista nella condizione di percepire la portata del pericolo al quale andrà incontro violando il divieto;

b) la transennatura posta oltre il divieto di accesso avrebbe dovuto essere inamovibile e non avrebbe dovuto lasciare aperto un varco;

c) la segnaletica era estremamente pericolosa al calare dell’oscurità per la mancanza di dispositivi rifrangenti e di segnali luminosi di pericolo;

d) chi è tenuto a predisporre gli strumenti di regolazione della circolazione stradale è tenuto a fronteggiare anche le possibili forme di condotta di guida imprudente degli utenti della strada;

e) il Comandante della Polizia Municipale era tenuto, sia in ragione dei compiti istituzionali inerenti alla regolamentazione della circolazione stradale sia in ragione dell’esercizio di fatto delle funzioni tipiche del garante dei rischi per la circolazione derivanti dalla frana, a controllare che l’ordinanza con cui aveva imposto la chiusura della strada fosse eseguita con modalità idonee ad assicurarne l’efficacia;

f) il Comandante della Polizia Municipale, in funzione di vigilanza sul territorio, era nella condizione di percepire, direttamente o attraverso i suoi sottoposti, la pericolosità del sistema di chiusura del transito concretamente predisposto, valutando i frequenti spostamenti delle transenne operati dai privati nei giorni immediatamente successivi all’emanazione dell’ordinanza.

Ragion per cui, in definitiva, la IV Sezione Penale, con la sopra citata sentenza, ha confermato la pronuncia di condanna per omicidio colposo emessa dalla Corte d’Appello nei confronti del Comandante della Polizia Municipale, in relazione al delitto previsto dagli artt. 113 e 589, secondo e terzo comma, Codice penale.

Ulteriori motivazioni

La sentenza ci richiama a sottolineare la necessaria attenzione al tema della Sicurezza Stradale, poichè ciò che emerge chiaramente nel dispositivo è l’obbligo di controllo da cui sorge la posizione di garanzia del Comandante della Polizia Municipale nell’ambito della territorialità su cui insiste l’obbligo alla vigilanza,seppure indiretta sul piano concreto. Non sarà di certo lui a poter verificare la circostanza dell’opposizione, pur tuttavia non è esentato dal verificarne le condizioni sul piano della salvaguardia della sicurezza della circolazione, in tutti i casi anche di illeciti amministrativi, come nel caso di specie che vede il conducente violare la segnaletica di divieto di accesso. Fonte giuridica nel combinato disposto dell’art. 5 legge 7 marzo 1986, n. 65 e degli artt. 11 e 12 d.Igs. 30 aprile 1992, n. 285che prevedono l’espletamento, da parte dei Corpi di Polizia Municipale, dei servizi di polizia stradale, tra i quali rientrano la tutela ed il controllo sull’uso della strada.

 

Fonte: http://www.iprofessionistidellasicurezza.it